La camorra

Camorra, ‘o sistema, termini dai confini indefiniti. Nell’immaginario dei più si pensa alla criminalità spicciola, quella del pizzo, dello spaccio di droga, quella confinata nelle case popolari, quella relegata nei centri storici. Ma ce n’è un’altra, più fetente e subdola, che ti ritrovi avanti ogni volta che cerchi di fare qualcosa di tuo, che va aldilà della sudditanza, dell’accettazione e della rassegnazione, spalleggiata e rappresentata da chi meno te lo dovresti aspettare. Camorra è quella che in decenni e decenni ha cresciuto imprenditori e professionisti di ogni genere e settore, quella che porta voti alla politica che poi favorisce i suoi interessi. Quella che ha creato un sistema trasversale che occupa, controlla,  strozza e non permette alle energie nuove di fiorire. Quella che se il business non passa per loro non si fa niente. Quella che porta al suo seguito uno stuolo di iene ed avvoltoi pronti a spolpare gli avanzi dei grandi banchetti dei poteri. Le nostre città sono intasate di camorra e io, finché la situazione è questa, non credo a quest’altra indefinita parola che è lo stato. Il mio rispetto va ai singoli e alle realtà locali che, nonostante tutto, continuano a provarci e a lottare, per un metro di terra e aria libere da tutta questa malora.

La barbarie della realtà

Ci sono giorni in cui il silenzio è d’obbligo. Tutti i commenti e le attività appaiono insensate e ridicole di fronte alla barbarie, alla morte, al sangue degli innocenti. Possiamo solo informarci e riflettere sulle cause del malessere che ha portato allo stato attuale delle cose. Possiamo solo, nel profondo essere vicini alle vittime della violenza, dell’ingiustizia sociale, della follia della guerra in tutto il mondo, ovunque esse siano, di qualsiasi colore o religione.”Uno è tutto e tutto è uno”, siamo tutti coinvolti.